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SW, TELELAVORO E PANDEMIA

 

E’ uscita ieri la Comunicazione aziendale sulle attenzioni da avere in presenza di emergenza sanitaria nei confronti dei cosiddetti lavoratori “fragili”.

Se ne è parlato nell’incontro del 7 ottobre. Da parte nostra abbiamo fatto presente ancora una volta la necessità di porre attenzione alla pianificazione dei rientri in sede collegati alla decisione aziendale di avviare la seconda fase del progetto “become” durante la vigenza della emergenza sanitaria a oggi prevista fino al 31 dicembre 2021.

L’azienda ci aveva illustrato i criteri di esonero dai rientri che intendeva applicare con le relative modalità gestionali:

  • esoneri dai rientri tutti i lavoratori “fragili” ai sensi del DL 104/2020 (per immunodepressione, patologie oncologiche, svolgimento di terapie salvavita, disabilità gravi secondo legge 104) che ne faranno richiesta
  • valutazione anche delle richieste presentate da caregiver, lavoratori con gravi problemi di vista o con gravi problemi di deambulazione o patologie limitanti per gli spostamenti, lavoratori con situazioni familiari particolarmente critiche e altre condizioni assimilabili (soprattutto per quei casi noti all’Azienda già prima del Covid-19)

Per questo, ci saremmo aspettati che, la comunicazione oggi non fosse dedicata solo a quelli appartenenti alla prima categoria, ma anche a coloro per cui ricorrano le condizioni indicate al secondo punto o similari. Anche per loro, infatti, si era convenuta la possibilità di segnalare la propria condizione al Gestore RU di riferimento.

Crediamo che, vista la continuità dell’emergenza sanitaria e la prossimità della scadenza del 31 dicembre 2021, il principio di precauzione consiglierebbe una interpretazione più ampia delle condizioni per determinare gli esoneri e, in particolare:

  • sarebbe opportuno che i caregiver venissero fatti rientrare nella prima categoria, per evitare immotivate discriminazioni tra essi;
  • andrebbero prese in considerazione anche le situazioni dei lavoratori che convivono con familiari in condizione di fragilità o dei lavoratori maggiormente esposti al contagio a causa di particolari situazioni sanitarie;

Non si riesce veramente a capire la ragione per cui non è condiviso un approccio più prudenziale nella gestione di tutte queste casistiche, tanto più se si considera l’attenzione con cui l’Azienda ha gestito e tuttora gestisce altri problemi sanitari dei dipendenti.

Definire la fase 2 del progetto “become” come una “estensione della sperimentazione” ma, di fatto, coinvolgere più di 2000 persone ancora in regime di pandemia e di emergenza sanitaria, non sembra una soluzione prudente e tempestiva, come le molte difficoltà che si stanno verificando dimostrano.

In questo quadro, esentare dal rientro i casi “sanitari” in modo più estensivo non solo sarebbe operazione di buon senso e di maggior precauzione, ma consentirebbe di facilitare le complicazioni gestionali incontrate da “become” in questo periodo.

Cogliamo l’occasione per esprimere il nostro dissenso sul comportamento aziendale in relazione all’accordo sul telelavoro in genere e alla gestione delle domande finora presentate.

Il Telelavoro è parte integrante del contratto integrativo aziendale prorogato fino al 31 marzo 2022. Riteniamo quindi che non abbia alcun senso rifiutare o accettare le domande in base alle motivazioni presentate, visto che il nuovo modello organizzativo prevede un numero minore di presenze in sede rispetto all’epoca pre-covid: infatti, le condizioni tecnico organizzative che possono generare il rifiuto non dipendono da motivazioni ulteriori, peraltro non dovute, addotte per presentare la domanda.

Sollecitiamo infine l’Azienda ad accogliere le domande già presentate (circa 20); rischiare di trattare situazioni analoghe in modo differente accettandone alcune e rifiutandone altre sarebbe veramente incomprensibile

 

Roma, 13 ottobre 2021                                                    COORDINAMENTO RSU ALMAVIVA SpA

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