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Quello che
abbiamo, quello che chiediamo

 

Quello che abbiamo, a livello contrattuale, non ce lo ha regalato nessuno.

Ce lo siamo conquistato con le lotte e con gli scioperi.

L’abbiamo costruito, migliorato e adattato ai cambiamenti che ci sono stati nel corso degli anni.

L’abbiamo difeso dagli attacchi, tanti, che hanno provato a sminuirlo o eliminarlo.

Non dobbiamo dimenticarlo mai.

 

Quello che abbiamo, a livello contrattuale, ha due nomi che sono contratto nazionale e contratto integrativo aziendale:

· Il contratto nazionale (il CCNL metalmeccanico) stabilisce le “regole” generali, i diritti e i doveri fondamentali, l’orario, l’inquadramento e la retribuzione ad essi collegata (il minimo contrattuale, prima di tutto) e rappresenta la base per la contrattazione aziendale;

· Il contratto integrativo aziendale si costruisce sulle fondamenta del CCNL e definisce i miglioramenti e gli adattamenti necessari per tener conto della situazione specifica delle diverse aziende del settore.

 

Oggi, in Almaviva, siamo al centro di una congiunzione (non astrale ma contrattuale): da una parte c’è la rottura della trattativa sul rinnovo del CCNL, dall’altra, con la presentazione della piattaforma interna, c’è l’avvio della trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, la cui scadenza è stata posticipata al 31/12/2020.

 

La rottura della trattativa sul CCNL (dopo 11 mesi di discussioni inconcludenti) c’è stata quando si è cominciato a discutere di salario: la piattaforma di Fim, Fiom e Uilm, approvata dai lavoratori, chiede aumenti medi mensili di 150 euro (a regime), slegati dall’indice Ipca; la controparte (Federmeccanica, sostenuta da Confindustria) ne offre solo 40, ancora legati all’indice Ipca.

 

Perché questa differenza? Perché, secondo la controparte, la ricchezza andrebbe distribuita non a livello nazionale ma nelle singole aziende, attraverso i Premi di Risultato. Dice Stefano Franchi, Direttore generale di Federmeccanica: “Siamo disponibili (…) a distribuire la ricchezza laddove viene prodotta, con la contrattazione aziendale, attraverso il Premio di Risultato (…)” (Il Sole 24 ore del 8/10/2020) 

 

C’è bisogno di ricordare la storia di Almaviva SpA in questi ultimi due anni? Forte aumento del fatturato, dei margini e dell’utile, aumento dei compensi ai membri del CdA, ricchi premi MBO ai dirigenti e niente Premio di Risultato ai dipendenti. Non solo per questo, ma sicuramente anche per questo, il legame tra contrattazione nazionale e aziendale è molto stretto e dovrebbe essere chiaro a tutti che i due livelli sono interdipendenti. 

 

Per questo lo sciopero di giovedì 5 novembre è ancora più importante di tanti altri.

Per questo il 5 novembre dobbiamo scioperare. Oppure possiamo fare finta di niente,

possiamo girarci dall’altra parte oppure continuare a lavorare senza alzare la testa.

Ma allora smettiamo di lamentarci, per favore e per decenza.

 

E, infine, se non scioperiamo quando si tratta dei nostri diritti e della nostra busta paga,

per che cosa e quando lo faremo?

 

Lo sciopero di giovedì 5 novembre segue le seguenti
modalità:

 

Ø Non turnisti: mezza giornata (3h48’) in uscita

Ø Part Time e Allattamento: mezza giornata in entrata (calcolata in base allo specifico orario di lavoro)

Ø Turnisti H24 (*)4 ore così articolate

· Notte tra il 4/11 e il 5/11 in uscita

· Mattina del 5/11 in entrata

· Pomeriggio del 5/11 in uscita

Ø Altri turni (*): mezza giornata (calcolata in base allo specifico orario di lavoro)

· Mattina e centrale in entrata

· Pomeriggio in uscita

 

Sciopero della reperibilità, degli straordinari e delle prestazioni extra-orario

 

(*) Per chi non sarà presente in turno, lo sciopero andrà effettuato con le stesse modalità nel primo giorno utile successivo

 

Roma, 3 novembre 2020                                                               RSU Almaviva SpA Roma

 

 

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