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Sottoscrizione

per il manifesto e per CARTA

 

Il quotidiano il manifesto e la rivista settimanale CARTA (la sua cugina “sociale”) rischiano di chiudere.

 

Era già capitato negli anni passati ma stavolta è molto peggio. Perché non si tratta della solita  crisi di vendite o della cronica scarsezza delle entrate pubblicitarie. Stavolta si tratta di un colpo di mano del governo che ha deciso di tagliare drasticamente i contributi per l’editoria.

 

Le armi in mano al governo sono varie e potenti: la manovra economica triennale prevista dal decreto Tremonti (poi convertito nella famigerata legge 133), la legge Finanziaria in discussione, il disegno di legge sullo sviluppo economico.

 

Si noti che questi provvedimenti legislativi, nella loro attuale articolazione, non colpiscono alla cieca. Infatti i cosiddetti contributi indiretti – che rappresentano la fetta principale del fondo per l’editoria – non vengono toccati. In questo modo si continuano a finanziare, con soldi pubblici, i grandi gruppi editoriali ovvero Mondadori (Berlusconi), La Repubblica-L’Espresso (De Benedetti), Il Sole 24 Ore (Confindustria).

 

Invece vengono tagliati i contributi diretti cioè quelli erogati in funzione della natura del giornale (cooperativo, non profit, di partito), della tiratura, delle vendite, dei costi di produzione.

 

Ma non si tratta di semplici tagli: il governo intende anche cancellare la norma che stabilisce l’entità del contributo in funzione dei parametri indicati. Infatti il decreto Tremonti-legge 133 supera questo criterio di calcolo, certo e oggettivo, subordinandolo al vincolo del “limite massimo di spesa”, da decidere di anno in anno. Ciò impedirebbe ai giornali la certificazione del bilancio, cioè il requisito numero uno per ottenere i necessari finanziamenti dalle banche.     

 

Questa, in estrema sintesi, la manovra del governo. Con una postilla: la settimana scorsa è stata predisposta una norma aggiuntiva che introduce un regime agevolato solo per i giornali di partito. E così si trovano a un passo dalla chiusura proprio i giornali cooperativi, di cui il manifesto e CARTA rappresentano le voci più importanti.

 

Mentre si tenta anche la strada parlamentare per limitare almeno i danni, il manifesto ha lanciato una sottoscrizione e CARTA una campagna abbonamenti straordinaria.

 

Anche noi organizziamo (fino al 19 dicembre) una raccolta di fondi tra tutti i lavoratori

per il manifesto, destinando una parte del ricavato ad un abbonamento a CARTA.

 

In questo attacco generale alla libertà d’espressione e al pluralismo dell’informazione rischiano di chiudere due giornali che ancora raccontano, cercano di raccontare, il mondo del lavoro, con i suoi problemi e le sue lotte. Se non riusciamo a difenderli, dopo, sarà un po’ peggio per tutti noi.

 

Roma, 10 dicembre 2008                                                                   RSU Almaviva

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