RSU Finsiel – Comunicato di martedì 05 ago 2003

RIMANDATI A SETTEMBRE (II)

 

Lunedì 28 luglio si è svolto il primo incontro di approfondimento tra azienda e sindacato (Fim, Fiom, Uilm e coordinamento delle RSU) sul piano industriale di IT Mercato. I responsabili delle diverse funzioni (Ciotti-Government, Caruso-Finance, Carrella-TSF, Battistoni-Aspasiel, Gianoli-Enterprise) hanno illustrato la stato attuale, le prospettive e gli interventi organizzativi previsti per le aree di propria competenza.

 

Alla luce di tale illustrazione e della discussione che ne è seguita non possiamo che confermare tutte le nostre preoccupazioni: dallo scenario che ci è stato presentato (strategie, soluzioni organizzative, interventi operativi,…) non emerge una volontà di rilancio né per la Finsiel e né per IT Mercato.

 

La inadeguatezza delle risposte che ci sono state date nel corso dei due incontri impone una domanda fondamentale: dove e da chi vengono decise le strategie per IT Mercato?

 

L’attuazione degli interventi prefigurati determinerebbe una struttura di IT Mercato ridotta alle aree di Government centrale e delle Banche, più le appendici di TSF e di Aspasiel, con l’abbandono volontario della leadership di mercato e la conseguente vendita al migliore (per Telecom!) offerente.

 

Il piano che ci è stato illustrato è radicalmente diverso da quello varato solo pochi mesi fa e prevede:

 

l’abbandono del mercato delle imprese, attraverso la cessione dell’area Industria e Servizi della Finsiel;

lo smantellamento del presidio territoriale e della rete delle aziende locali, attraverso la cessione delle quote di maggioranza o la vendita delle singole società;

l’indebolimento della struttura di supporto tecnologico, attraverso la vendita di Netikos e l’incerto posizionamento di Webegg e TeleAp;

l’avvio di una lunga serie di scorpori e dismissioni di cui le operazioni CSA e DTM rappresenterebbero un semplice preludio.  Per quanto riguarda la Finsiel la lista attuale già prevede, oltre allo scorporo di INS (verso IT Telecom), anche quello della PAL di Bologna (verso Webred) e dei Servizi Generali (verso EMSA?).

 

Va sottolineato che, in questa ipotesi, la vendita “a pezzi” di quello che rimane sarebbe molto più agevole di prima (alla fine del 2002 era stata tentata, senza successo, la strada della vendita in blocco).

 

In questo quadro – come hanno dimostrato gli ultimi due incontri – diventa difficile perfino per i vertici aziendali rispondere alle domande e spiegare la logica delle diverse iniziative.

 

– Perché Telecom (a parole) apprezza capacità e competenze della Finsiel sulle piattaforme tecnologiche più evolute ma (nei fatti) le impone di abbandonare il mercato delle imprese?  E quali attività andrebbero a svolgere i colleghi scorporandi visto che già adesso, in IT Telecom, ci sono problemi di “insaturazione” delle risorse?

 

– Perché smantellare il “sistema” della PAL che, fino a pochi mesi fa, doveva garantire l’accesso ai mercati locali per le competenze e i prodotti sviluppati all’interno della PAC?  Quali sono le prospettive per i progetti PAL della Finsiel? E perché non è stato fatto nulla per sviluppare un modello produttivo “a rete” e una struttura di “centri di competenza” che darebbero maggiore solidità alle aziende e potrebbero essere una base di rilancio e sviluppo per ITM?

 

– Quanto sono vere le voci di vendita di Intersiel e Carisiel?  E sono forse queste voci a determinare l’inerzia aziendale nei confronti di situazioni che invece richiederebbero interventi tempestivi e mirati? 

 

– Qual’è la funzione e il livello d’integrazione in ITM dell’area pomposamente definita “dell’innovazione” (Webegg e TeleAp)?   E perché Netikos, che fino a pochi mesi fa era uno dei pilastri dell’innovazione, è stata venduta per un pugno di Euro (due milioni) al gruppo finanziario MyCube, dopo essere transitata per pochi mesi in IT Telecom? 

 

– Perché insistere sulla strada degli scorpori dei servizi “non core” quando la vicenda TESS ha mostrato che queste operazioni hanno costi notevoli e provocano gravi inefficienze aziendali? …

 

Lo stato di degrado in cui versa la gestione quotidiana dell’organizzazione e delle procedure interne rappresenta un’ulteriore conferma della cattiva volontà di garantire il corretto funzionamento dell’azienda.

 

In conclusione: i lavoratori e la RSU non possono accettare una discussione “pezzo per pezzo” senza che siano chiari e condivisibili sia il piano industriale sia le prospettive specifiche delle singole operazioni.  C’è ancora un mese per cambiare strada.   Basterà?

 

Roma, 5 agosto 2003                                                                                                                      RSU Finsiel