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Come peggiorare le cose senza un vero perché

 

Proseguire nel progetto “become” a prescindere dalle situazioni contingenti, sta evidenziando una serie di complicazioni che potevano essere affrontate con maggiore ponderazione.

Particolarmente quando l’Azienda decide unilateralmente, come nel caso del servizio di ristorazione per la sede di Casal Boccone.

Pur apprezzando il suo ripristino (perché nelle vicinanze della sede di Casal Boccone non è possibile consumare il pasto in tempi ragionevoli, perché fino ad ora tutti i colleghi che si sono avvicendati in sede hanno dovuto sopportare il disservizio delle macchinette distributrici sguarnite di prodotti, perché i dipendenti della CIR hanno passato tutto questo periodo COVID in cassa integrazione) dobbiamo rilevare il prevedibile peggioramento della qualità del servizio mensa rispetto al livello pre-covid, a causa delle scelte aziendali.

 

1.    Non ci sarà più la possibilità di fruire di un pasto completo, ma solo un primo o un secondo da associare a contorno, frutta, yogurt e prodotto da forno: meno cibo a un costo per pasto maggiore (lo ha detto l’azienda nell’incontro con la RSU);

2.   I pasti saranno preparati altrove (probabilmente fuori Roma) e portati in sede dove, a regime, è previsto il loro ritiro in appositi lockerun pasto non espresso, quindi di qualità inferiore;

3.    Il meccanismo di prenotazione del pasto è rigido e non è in grado di affrontare gli imprevisti (richiamo in sede per lavoro, malattie, uscite dalla sede per esigenze del cliente, riunioni e telefonate improvvise col cliente che sforano
l’orario stabilito per il pasto);

4.    La turnazione crea assembramenti all’ingresso di ogni turno, rendendo complicato e igienicamente discutibile il ritiro e il riscaldamento del pasto;

5.   Si continua sottoutilizzare il Bar confermando gli stessi orari, mentre potrebbe non solo alleggerire il numero dei coperti a carico della mensa e del pizza corner ma sostituire le macchinette distributrici garantendo un servizio assai migliore.

6.    Appare una inutile discriminazione l’impedimento all’uso della mensa per i consulenti e gli ospiti (che prima potevano accedervi pagando o usando i loro buoni pasto);

7.     Svanisce il ruolo della Commissione Mensa che non potrà evidentemente accedere ai locali di produzione del pasto per effettuare controlli.

8.     Non si conoscono le possibilità di differenziare la fornitura del pasto per celiaci o allergici, né come avverrà la distribuzione delle bevande.

L’Azienda ha dichiarato che la riorganizzazione non è dovuta ad un obiettivo di risparmio e che il singolo pasto costerà di più: a maggior ragione il peggioramento del servizio in termini di quantità e qualità non è giustificabile.

Il progetto “become” doveva rappresentare un fiore all’occhiello di questa azienda; un nuovo modello organizzativo finalizzato a migliorare la qualità della vita lavorativa dei dipendenti Almaviva.

Nessuno vuole metterlo in discussione, ma non sembra che l’attenzione con cui si procede nella sua realizzazione sia tale da favorire le migliori condizioni di lavoro possibili da parte per i dipendenti.

 

Roma, 1 ottobre 21                                                                                              RSU Roma Almaviva Spa

 

 

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