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Breve storia economico-finanziaria di Almaviva SpA e del gruppo

Navigare a debito

   

Il gruppo ALMAVIVA è nato nel 2005 quando il gruppo COS (call center, 210 mln di fatturato, di proprietà della famiglia Tripi) ha comprato il gruppo FINSIEL (servizi IT, 670 mln di fatturato, di proprietà della Telecom), con un progetto industriale di espansione/integrazione delle due componenti del gruppo.

L’operazione viene portata a termine grazie al sostegno di Interbanca (quota di capitale più prestito obbligazionario convertibile di 32 mln di euro) e a un finanziamento bancario (Unicredit) di 87 mln di euro. Con questo primo debito sulle spalle il gruppo Almaviva parte con un capitale sociale di 100 mln di euro (85% famiglia Tripi, 15% Interbanca) e con l’obiettivo dichiarato della quotazione in borsa, previa fusione delle due capogruppo Cos SpA e Finsiel SpA in Almaviva SpA.

Viene quindi avviata una riorganizzazione interna, con la cessione delle partecipazioni in diverse aziende del vecchio gruppo Finsiel (Venis, Webred, Aspasiel, TeleAp, Webegg, …), ma la crisi globale del 2008 assesta un duro colpo al progetto industriale originario, la cui realizzazione peraltro si era da subito dimostrata problematica.

La situazione economico-finanziaria del gruppo Almaviva si aggrava a partire dal 2010-2011: in pochi anni i ricavi di Almaviva SpA (principale azienda del gruppo) scendono da 402 mln nel 2010 a 317 mln nel 2015.

Almaviva deve ricorrere a un nuovo finanziamento ma il pool di banche (con Unicredit capofila) interessato all’operazione pone la condizione di un aumento di capitale a cui contribuiscono principalmente la famiglia Tripi (+15 mln) e GE Capital (che intanto ha acquisito la quota di Interbanca) attraverso la conversione in azioni del prestito obbligazionario iniziale. La conclusione dell’operazione vede il capitale sociale salire a 155 mln, con la famiglia Tripi al 65% e GE Capital al 35% circa.

Nel 2015 si ferma finalmente il calo dei ricavi di Almaviva SpA, che ricominciano a crescere fino ad arrivare a 370 mln del 2017. A ottobre dello stesso anno Almaviva emette un prestito obbligazionario di 250 mln (operazione curata da Goldmann Sachs) al tasso fisso del 7,25%, con un costo annuo per interessi pari a circa 18 mln e con la restituzione del capitale alla scadenza di cinque anni, salvo la possibilità di “richiamo anticipato” delle obbligazioni. Questo nuovo prestito consente la riduzione dell’esposizione verso le banche, che scende da 151 mln nel 2016 a 12 mln del 2017, trasferendola però verso gli investitori internazionali.

Nel 2018 i ricavi di Almaviva SpA salgono a 434 mln (raggiungendo e superando i livelli pre-crisi), per arrivare a 502 milioni nel 2019.

Questi sono i fatti salienti di questi ultimi 15 anni. Ne manca solo uno, che abbiamo volutamente lasciato alla fine: i diversi soggetti finanziatori – che hanno recuperato interamente il capitale investito, ottenendo cospicui vantaggi grazie ai tassi di interesse pattuiti – hanno anche imposto ad Almaviva precisi vincoli economici e finanziari.

Il rispetto di questi vincoli è stato possibile anche grazie al contributo determinante dei dipendenti che, durante gli anni più difficili, hanno garantito un risparmio complessivo di circa 100 milioni sul costo del lavoro (contratti di solidarietà e sospensione/riduzione di vari istituti contrattuali), senza indebolire la capacità produttiva aziendale. 

Qualcuno lo sta forse dimenticando, passandoci sopra con troppa facilità.

 

17 luglio 2020                              Coordinamento Rsu Almaviva SpA

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