OPEN SPACE: Errare è umano, perseverare…

 

L’ “open space” è una soluzione logistica nata con la duplice intenzione di minimizzare i costi di struttura sfruttando al massimo gli spazi, con l’idea che potesse fornire flessibilità organizzativa insieme ad un aumento della comunicazione, della collaborazione e del confronto fra colleghi.

Queste aspettative teoriche iniziali però, nel tempo, sono state sempre più smentite dalla prova dei fatti: gli open space” hanno problemi di rumorosità, di gestione della luminosità, di gestione del clima degli ambienti, di gestione della privacy. Autorevoli studi scientifici italiani (es: Politecnico di Bari) e stranieri non solo dimostrano impatti negativi sulla produttività ma attestano quanto sia complicato intervenire in modo opportuno per renderli più vivibili.

  

Per quanto riguarda la nostra storia aziendale, non ci ricordiamo un “open space” che non sia stato fonte di problemi e di insoddisfazione, sia per quelli allestiti a Scalo sia per quelli di Casal Boccone.

Gli esiti di queste esperienze, nonostante gli sforzi per diminuire il più possibile i disagi, sono stati sempre insoddisfacenti.

Proprio sulla base di queste esperienze negative siamo sempre stati decisamente contrari a questa soluzione logistica, tanto più ora che la disponibilità aziendale agli aggiustamenti si è progressivamente ridotta nel tempo.

  

Noncurante di tutto questo, l’Azienda intende ugualmente allestire un altro “open space” nella sede di Casal Boccone, specificatamente nella Torre Marconi, e destinato ad accogliere i colleghi che lavorano nel centro di costo “IoT, Industry 4.0, Energy Management & EAI Practice” sotto la responsabilità di Alessandro Mantelli. Allo stato attuale saranno 48 i colleghi coinvolti ma si predisporranno gli spazi per accoglierne altri 22 (fino a 70 totali).

Le motivazioni? Raggruppare le risorse, rispondere alle esigenze di variabilità nella composizione dei team di lavoro, avere una sala riunione dedicata all’unità organizzativa.

In sintesi? Ottimizzazione degli spazi per minimizzare i costi.

L’Azienda ha tenuto a precisare che ha parlato con le persone coinvolte raccogliendo attestati di gradimento per la soluzione.

Sarà vero? Ci permettiamo di esprimere forti dubbi.

  

Abbiamo nuovamente manifestato il nostro dissenso, provando a ragionare su possibili interventi migliorativi chiedendo di recuperare la pannellatura rimossa qualche anno fa proprio in occasione dell’arrivo dei colleghi di Almaviva Contact qui a Casal Boccone.

Ci era sembrata una contro-proposta ragionevole quella di recuperare del materiale disponibile, buttato da anni nei magazzini di Casal Boccone, per ricreare ambienti più piccoli e più vivibili (fino ad un massimo di 9 persone).

  

L’Azienda non solo l’ha bocciata in toto, considerandola insostenibile come costi (stiamo parlando di poche migliaia di euro), ma non ha voluto nemmeno ragionare su altre soluzioni di compromesso; si è solo dichiarata disponibile a valutare in futuro eventuali esigenze di adeguamento, sempre dando priorità agli obiettivi di contenimento dei costi.

Una dichiarazione di intenti già sentita in occasioni analoghe ma che, negli ultimi tempi, non si è mai tradotta in risultati concreti significativi.

  

La riteniamo una decisione sconsiderata; l’Azienda ha buttato un’occasione per dare un segnale, seppur piccolo, di rispetto e di considerazione verso i lavoratori e il loro impegno professionale, nonostante i sacrifici di questi anni.

Saremo sempre a disposizione per raccogliere le segnalazioni dei colleghi trasferiti e continueremo a chiedere all’Azienda di trovare le soluzioni più adeguate.

  

  

Roma, 12 settembre 2018

rsualmaviva

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