A CARTE SCOPERTE

A CARTE SCOPERTE

 

C’era una volta la crisi …

… che per Almaviva è iniziata nel 2010 ed è durata fino al 2014. Anni difficili, con i ricavi in continuo calo (da 400 a 300 milioni circa). E anni di sacrifici, per i lavoratori e solo per loro (tra Cigo, CdS e accordi di sospensiva, un “contributo a fondo perduto” di 15-20 milioni l’anno). La verità è sotto gli occhi di tutti: in buona parte è stato proprio grazie a questi sacrifici che l’azienda ha superato il suo periodo più buio. Poi, dal 2015, ci sono stati i primi segnali di ripresa, consolidati nel 2016 e confermati dalle previsioni per il futuro. Almaviva ha ricominciato a camminare.

 

C’erano una volta le banche …

… che c’erano fin dall’inizio, per la precisione. Infatti la famiglia Tripi (gruppo COS, 200 milioni di fatturato), quando nel 2005 decide di comprare il gruppo Finsiel (670 milioni di fatturato), non dispone di sufficienti capitali e fa ricorso a ingenti finanziamenti bancari. Nel 2011, nonostante l’avvenuta cessione di tutte le aziende locali del gruppo Finsiel, la situazione debitoria è peggiorata e Almaviva (la società nata dalla fusione di COS e Finsiel) ricorre a un nuovo finanziamento, ancora sostenuto dalle banche ma la situazione debitoria non si risolve e c’è bisogno di un ulteriore finanziamento. Che stavolta non arriva più dalle banche ma attraverso il collocamento di 250 milioni di obbligazioni Almaviva al tasso del 7,25% (!) e scadenza 5 anni. Padrini dell’operazione, i banchieri d’affari Goldman&Sachs, sempre pronti a offrire i loro pregiatissimi servizi in cambio di parcelle plurimilionarie.

 

E adesso …

… la situazione economica e industriale di Almaviva è oggettivamente migliorata e le prospettive sono buone, il nuovo finanziamento ha permesso di risolvere l’ “emergenza debito”, sia in Italia che all’estero, e l’ammontare delle nuove rate semestrali è comunque inferiore a quanto complessivamente dovuto in precedenza.

 

Pagati di meno per lavorare di più? No, grazie

Di fronte a questo scenario la Direzione aziendale ha avuto un’idea brillante: sospendere l’ammortizzatore sociale (tenendoselo comunque in tasca come “arma di riserva”) e colpire il contratto integrativo aziendale, cancellando i Rol e tagliando i superminimi collettivi (in aggiunta agli altri elementi contrattuali già ridotti o sospesi).

 

La nostra proposta: investire sul lavoro per uscire progressivamente dalla fase dei sacrifici

Evoluzione del mercato, nuove tecnologie, innovazione dell’offerta e del modello produttivo. Questa è la realtà e per affrontarla c’è bisogno di uno sforzo straordinario non solo sul piano della formazione (necessaria per sostenere lo sviluppo e la diffusione delle competenze) ma anche su quelli dell’organizzazione del lavoro e dei processi produttivi. E questo si può fare solo investendo sul lavoro e non continuando a colpire i lavoratori.

 

La nostra proposta si articola in quattro punti:

1) accordo di tre anni,

2) recupero degli integrativi “diluito” nel tempo,

3) utilizzo “a scalare” dell’ammortizzatore sociale, “diluito” nel tempo e adattabile alle diverse esigenze produttive,

4) interventi di accompagnamento alla pensione.

 

Ognuno di questi punti offre degli spazi di trattativa, come abbiamo spiegato nelle assemblee e non ci stanchiamo di ripetere.

 

Confronto o scontro?

Restiamo convinti della necessità del confronto e auspichiamo che l’azienda manifesti la stessa sensibilità. Ribadiamo la nostra volontà di proseguire la trattativa ma non ci sembra che la Direzione stia dimostrando quel senso di responsabilità che sarebbe necessario in questo momento e la comunicazione del 6 dicembre ne è la prova evidente. Stiamo ancora aspettando dall’azienda una risposta sul merito della nostra proposta.

Lo stato di agitazione rimarrà in vigore, a partire dallo sciopero del 14 dicembre, solo se verrà confermata l’indisponibilità aziendale a discutere una soluzione condivisa.

 

Roma, 11 dicembre 2017

                                                                                         RSU Almaviva Roma