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ACCORDO APPROVATO: COSA SERVE ORA

L’ipotesi di accordo del 26 gennaio sui Contratti di Solidarietà e sulla sospensione/riduzione temporanea di alcuni istituti è stata approvata a larga maggioranza (77%) in un referendum molto partecipato.

Crediamo che tutti, sia i favorevoli che i contrari all’accordo, abbiano chiaro il difficile contesto in cui si è svolta la trattativa:

  • a livello nazionale per la crisi economica e il suo impatto sul settore IT, per la fase aperta dal Jobs Act, per il tentativo di Confindustria e Federmeccanica di mettere in discussione il modello contrattuale e, più in generale, per il continuo attacco ai diritti e alle condizioni di lavoro delle persone;
  • a livello aziendale per il progressivo calo dei ricavi (-25% in quattro anni), per le tensioni finanziarie e per le note difficoltà sul piano della liquidità che, oltre a complicare il rapporto con le banche finanziatrici, limitano la capacità d’investimento e di iniziativa di Almaviva in un mercato che si caratterizza per la drastica riduzione delle tariffe e che non mostra segnali di ripresa.

In questo quadro siamo riusciti a portare a termine una trattativa che permetteva pochissimi margini di manovra, e l’accordo raggiunto, pur restando un accordo “di sacrificio”, ha permesso di chiudere la questione degli arretrati dei TR, di migliorare diversi aspetti del precedente accordo di Solidarietà e infine, di ridurre il peso dell’accordo di Sospensione, grazie al recupero progressivo dei ROL e delle festività cadenti di Sabato (istituto aggiuntivo rispetto al CCNL).

Tutto questo è stato sicuramente capito ma non dobbiamo nascondere né le critiche e le perplessità nei confronti dell’accordo né l’esistenza di un malessere diffuso e profondo, in buona parte dovuto al prolungarsi della crisi e al conseguente peggioramento delle condizioni lavorative e professionali.

Nel 2011, quando sono stati avviati i Contratti di Solidarietà, tutti speravamo che i sacrifici avrebbero contribuito a superare più rapidamente la crisi ma, dopo quasi cinque anni, ancora non ci sono chiari segnali di una inversione di tendenza.

Ora abbiamo di fronte altri 18 mesi di sacrifici e l’azienda deve impegnarsi con maggiore determinazione per migliorare il proprio posizionamento sul mercato e cogliere le opportunità esistenti utilizzando/sviluppando nel modo migliore le competenze disponibili.

Inoltre, per quanto indicato nel piano industriale, a partire dal 2016 deve essere affrontato il problema dell’aumento delle insaturazioni che si accompagna alla ripresa delle esternalizzazioni (in particolare per l’area Finance) e al ricorso a un cospicuo numero di assunzioni.

Questa contraddizione è emersa ed è stata denunciata in tutte le assemblee e non è un caso che l’accordo preveda linee d’azione e strumenti per renderla meno acuta e attenuare i fenomeni appena descritti, in particolare con la nuova configurazione della funzione di Resource Management, che dovrà essere rafforzata attraverso una più ampia visibilità/responsabilità sui processi critici e una maggiore capacità d’intervento, valorizzando opportunamente le competenze e le esperienze maturate in questi anni.

L’impegno e il senso di responsabilità che i lavoratori stanno dimostrando richiedono attenzione e rispetto.

E’ necessario da parte della RSU garantire la corretta applicazione/gestione dell’accordo, compito difficile e delicato quanto quello della trattativa, confrontandosi con la Direzione aziendale con grande attenzione e determinazione.

Ed è necessario che la Direzione si dimostri all’altezza del momento e rafforzi il proprio impegno per favorire la ripresa e migliorare il funzionamento dei processi aziendali, a partire da quanto previsto dell’accordo (e in coerenza con i presupposti e i criteri in esso contenuti) alla cui definizione ha partecipato impegnando in prima persona i massimi vertici aziendali.

Roma, 2 febbraio 2016                      RSU Almaviva Roma

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