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PROFESSIONALITA’ E COMPETENZE: UN TERRENO TRASCURATO

È arrivato il periodo delle valutazioni che si dovrebbero svolgere, almeno in teoria, anche sulla base degli obiettivi assegnati e dei risultati raggiunti l’anno precedente.

Anche quest’anno le informazioni che circolano sul processo di valutazione alimentano un sentimento di perplessità, in particolare perché un buon numero di lavoratori ne resterebbe nuovamente escluso e per il diverso grado di impegno, di chiarezza e di trasparenza da parte dei responsabili.

Non è un caso che proprio in questo periodo raccogliamo sempre più frequentemente le lamentele dei lavoratori sulla poca attenzione con cui l’azienda cura gli aspetti legati al corretto utilizzo e allo sviluppo delle competenze professionali, certamente dovuto anche alla mancanza di un sistema professionale coerente con l’evoluzione dei profili e dei ruoli.

Non si tratta di reazioni provocate da generiche insoddisfazioni o da aspettative frustrate: al contrario, c’è una consapevolezza diffusa sulla difficoltà del periodo attuale ed emerge anche il senso di responsabilità con cui si stanno sostenendo sacrifici importanti, sia dal punto di vista economico che da quello lavorativo. Per questo crediamo giusto dare evidenza di queste segnalazioni.

Le denunce più frequenti riguardano:
una gestione aziendale molto concentrata sui singoli progetti e sulla loro marginalità e apparentemente priva di una visione più generale, che provoca fuoriuscite dai progetti con scarse possibilità di riallocazione;
un’organizzazione del lavoro che, di conseguenza, appesantisce i compiti assegnati e spesso aumenta i carichi di lavoro di chi rimane sui progetti;
l’assenza di un sistema professionale che permetta la giusta attribuzione delle qualifiche e dei ruoli, garantendo a tutti la formazione necessaria e il corretto percorso di crescita professionale;
i criteri poco trasparenti alla base delle politiche discrezionali che, anche per questo, escludono chi da anni svolge con competenza attività, sia nei rapporto con i clienti che nelle attività di progetto, che spetterebbero a livelli superiori.

Abbiamo sempre sostenuto che per uscire dalla crisi è fondamentale valorizzare la qualità, con una visione industriale e commerciale chiara e innovativa, ma anche rafforzando e tutelando le capacità e le competenze presenti in azienda. Siamo ancora convinti che la strada giusta sia questa, anche se probabilmente è più difficile da percorrere.

Nei prossimi incontri con l’azienda si dovrà discutere non soltanto del costo del lavoro ma anche delle criticità sopra esposte, senza la cui risoluzione l’azienda non riuscirà ad uscire dalla crisi.

28 aprile 2015                                     RSU Almaviva Roma

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