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MOBILITARSI ORA,

CONTINUARE UNITARIAMENTE

La situazione italiana è sempre più grave.

La crisi economica, originata all’estero, ha trovato in Italia un terreno fertile per prolungarsi e diffondersi come una malattia epidemica.

Le aziende chiudono o trasferiscono all’estero le produzioni. La disoccupazione è raddoppiata in 7 anni, quella giovanile e femminile ha livelli così elevati da metterci ai primi posti delle statistiche negative europee. Il lavoro che c’è è sempre più spesso precario, povero o in nero. Il potere d’acquisto di chi ha un salario non tiene il passo con il costo della vita, pure a livelli quasi deflattivi. La distribuzione dei redditi è sempre più squilibrata. Tutto questo provoca un aumento della povertà assoluta e relativa e un generale impoverimento anche della classe media.

A fronte di questa situazione reale, tutti i governi che si sono succeduti (da Berlusconi a Monti, da Letta a Renzi), predicano un ottimismo di facciata e non affrontano i nodi strutturali che penalizzano il nostro Paese: l’arretratezza delle infrastrutture, il divario strutturale tra Nord e Sud, la corruzione endemica, l’economia sommersa e mafiosa, le fughe di capitali, l’evasione fiscale, la mancanza di investimenti in ricerca e sviluppo che incrementino la produttività di sistema.

Al contrario, le uniche politiche portate avanti con continuità contribuiscono ad aggravare la crisi economica: la riduzione dei diritti e del costo del lavoro, la sua precarizzazione, sono le strade percorse che ci stanno avvitando in una spirale recessiva senza uscita.

Pensiamo sia sufficiente ricordare:

  • I peggioramenti dei trattamenti pensionistici (Monti-Fornero),
  • La moltiplicazione delle forme contrattuali precarie (dalla legge 30/2003 in poi),
  • Le deroghe ai contratti nazionali,
  • L’eliminazione delle causalità che regolavano i contratti a tempo determinato (Renzi-Poletti),
  • Le modifiche all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, volte a vanificare l’effetto deterrente contro i licenziamenti individuali illegittimi o ingiustificati (Fornero e Jobs Act),
  • Il blocco pluriennale del rinnovo dei contratti pubblici,
  • I tagli alle risorse per i servizi pubblici (scuola, sanità, trasporti), e l’invarianza di scelte di spesa inutili, controproducenti o discutibili (le spese militari per gli F35 e non solo, le grandi opere che cementificano e deturpano l’assetto idrogeologico del Paese).

Con queste politiche il declino del Paese è già realtà e non si combattono, al di là delle parole, le politiche di austerità decise dall’Unione Europea che aggravano la crisi (come è riconosciuto ormai da molte organizzazioni economiche mondiali e da diversi Governi).

All’esame del Parlamento sono in questi giorni il cosiddetto Jobs Act e la Legge di Stabilità.

Oltre alle perplessità di ordine costituzionale (eccesso di delega imprecisata al Governo, previsione di interventi di spesa senza copertura economica), questi provvedimenti sono negativi e vanno cambiati, per i motivi già spiegati nelle assemblee e per il loro muoversi in continuità con le politiche economiche sbagliate di questi anni.

E’ possibile percorrere un’altra strada e il sindacato deve superare i ritardi di questi anni tornando attore di proposte alternative.

Una vera e propria piattaforma rivendicativa di carattere sociale ed economico di fatto già esiste.

  • Estensione e rafforzamento degli ammortizzatori sociali a partire dalla Cassa Integrazione e dai Contratti di Solidarietà.
  • Difesa ed estensione dei diritti costituzionali fondamentali in tutti i luoghi di lavoro.
  • Ridefinizione del sistema previdenziale, superando le rigidità e le iniquità di quello attuale, prevedendo meccanismi di flessibilità in uscita, correttivi che garantiscano una pensione adeguata anche a chi svolge lavori parasubordinati e saltuari e tutele vere per i lavoratori “precoci”.
  • Riforma del sistema fiscale nel senso di una maggiore progressività ed equità con agevolazioni per i carichi familiari.
  • Estensione del bonus degli 80 euro ai pensionati e alle partite IVA.
  • Aggressione all’evasione fiscale (quella italiana è la più alta d’Europa) che, se solo fosse portata ai livelli di Francia o Germania, darebbe un gettito aggiuntivo di 65-80 miliardi di euro l’anno.
  • Rilancio degli investimenti pubblici e incentivazione agli investimenti privati operando precise scelte di politica industriale verso produzioni ecocompatibili e ad alta intensità di mano d’opera.
  • Priorità assoluta ai progetti di risanamento e riqualificazione del territorio.
  • Scelte di efficienza energetica e investimenti sulla Green Economy che rendano sostenibile l’uso del territorio e la qualità della vita sociale.

Su questa piattaforma il Sindacato deve essere protagonista unificando le lotte di tutti per costringere il Governo ad aprire un confronto vero, non estemporaneo, sui contenuti e sulle prospettive delle proprie politiche.

Per questi motivi la RSU Almaviva Roma aderisce allo sciopero e alla mobilitazione indetta tra i metalmeccanici dalla FIOM e invita a partecipare alla manifestazione a Napoli di Venerdì 21 Novembre.

Per questi motivi la RSU Almaviva Roma auspica e si batte affinché la mobilitazione si sviluppi in modo unitario tra le organizzazioni come già accaduto nelle settimane scorse per i pensionati e i dipendenti pubblici.

Solo così sarà possibile costringere il Governo ad aprire una trattativa volta a cambiare radicalmente le sue politiche, al fine di superare, finalmente, questa crisi gravissima.

Roma, 20 Novembre 2014                                      RSU Almaviva Roma

 

La RSU dà appuntamento per la partenza in pullman alle ore 6:00 in via Padre Lino da Parma, davanti alla sede della Camera del Lavoro CGIL Roma Est Valle dell’Aniene.

Il ritorno è previsto per le ore 17:30.

PARTECIPIAMO TUTTI ALLO SCIOPERO DI VENERDI’ 21

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