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CHIUSURE COLLETTIVE E PIANIFICAZIONE FERIE:

UN’AZIENDA IN PREDA AL PANICO

 

 

La comunicazione aziendale del 4 settembre sul tema delle chiusure collettive costituisce la prova regina del fatto che l’azienda non sembra in grado di affrontare i suoi problemi in modo utile a risolverli.

 

Farne una critica ragionata, rilevandone la dubbia legittimità, le evidenti iniquità, le incongruenze, le omissioni e le assurdità è compito difficile, quasi non si sa da dove cominciare. Per ragioni di semplicità, quindi, proviamo a rileggerla riga per riga.

 

  • Il primo capoverso esplicita in poche righe le violazioni sostanziali del Contratto Nazionale e quelle formali e sostanziali degli accordi sulla materia firmati con le RSU per 3 volte in un anno: infatti vengono stabilite le 2 giornate ulteriori, non “tenendo conto del desiderio dei lavoratori” né “compatibilmente con le esigenze di lavoro dell’azienda”, visto che la ragione dichiarata è meramente di conto economico e contrasta con il rispetto dei tempi di consegna dei progetti e dei servizi erogati. Inoltre si rinnegano le “diverse intese aziendali” sulla materia che concordavano “gli obiettivi aziendali” da raggiungere fissando in 10 giorni le giornate di chiusura collettiva, dando obiettivi personali sulla fruizione dei residui nel 2012/2013, sospendendo temporaneamente alcuni istituti assimilabili alle ferie e anticipando a Settembre 2013 un giorno di chiusura già fissato per il Dicembre successivo.

 

  • Si omette di intervenire puntualmente sulle persone che non hanno ottemperato alle esigenze concordate di pianificazione delle ferie, rimanendo in taluni casi abbondantemente al di sotto di quanto stabilito.

 

  • Con una comunicazione uscita il 4 pomeriggio, si chiede di pianificare entro il 6 la giornata già concordata per il 27 o 30 Settembre, in ritardo di un mese e mezzo sulla data dell’accordo e con metà dell’azienda che, essendo in ferie o solidarietà, leggerà la comunicazione fuori tempo massimo (senza contare la beffa di un sistema Time-Web fuori uso per la giornata del 5 Settembre !).

 

  • Le giornate di chiusura collettiva, per definizione, non possono che riferirsi alle sedi aziendali; eppure con l’inserimento automatico a sistema, si fa intendere, senza precisazioni in merito, che anche coloro che lavorano presso il cliente dovranno assentarsi, senza alcun riguardo alle esigenze di servizio o di fatturazione che richiedono una presenza costante.

 

  • Non si chiarisce quali siano gli “altri istituti” da prendere in considerazione sia per i calcoli che per l’eventuale pianificazione sostitutiva delle giornate di chiusura imposte: gli addetti ai lavori forse sanno che i ROL vanno esclusi, ma non per tutti è chiaro e la comunicazione, nel dubbio, non lo ribadisce.

 

  • Le giornate aggiuntive vengono imposte, in modo iniquo e, aggiungiamo, sostanzialmente provocatorio, anche alle centinaia di persone che hanno pianificato/fruito un numero di giorni di ferie superiore a quanto concordato con l’azienda negli accordi e perfino alle molte decine che si trovino con residui negativi al 30 Settembre 2013. In quest’ultimo caso l’abuso è particolarmente grave perché impone al dipendente, seppur tenendo conto di una soglia arbitraria , di contrarre un debito con l’azienda stessa che, in caso di dimissioni, si troverebbe poi a dover restituire.

 

  • La soglia di 4 o 5 giorni stabilita per le “esenzioni” dalle chiusure collettive appare del tutto arbitraria: perché non 3 o 6 ? La verità è che qualsiasi cifra che vada sotto la quota di un quarto delle ferie di competenza 2013 (corrispondente all’ultimo trimestre dell’anno solare) è assolutamente ingiustificata.

 

  • Infine (last but not least come dicono i manager) non si fa menzione alcuna delle esenzioni per motivi di lavoro: dunque i presidi h24 o h16, le attività sistemistiche di monitoraggio e controllo dei sistemi, i livelli di servizio giornalieri e settimanali concordati coi clienti per la conduzione funzionale e non solo, le scadenze di progetto già programmate, le riunioni dal cliente già fissate, tutto questo non ha alcun peso, non se ne parla. Per essere la stessa azienda che mesi fa, durante uno sciopero, sollecitava la tutela di “servizi pubblici essenziali” con la presenza di centinaia di lavoratori, la contraddizione non è da poco !!

 

In conclusione: a fronte delle difficoltà economiche che ci sono state rappresentate, il management aziendale, invece di preoccuparsi di migliorare l’organizzazione, la produzione e la qualità dei prodotti e dei servizi, si dedica a raschiare il fondo del barile per recuperare pochi soldi e imbellettare un bilancio comunque carente, colpendo i soliti noti e continuando a non intervenire su chi, effettivamente, sul tema delle ferie, è inadempiente.

 

Quest’iniziativa unilaterale distrugge in poche ore il lavoro di un anno e instaura un clima di totale sfiducia nei confronti dell’intero management aziendale.

Particolarmente grave, naturalmente, la responsabilità di chi, nel processo decisionale, non ha saputo o voluto rappresentare queste semplici verità.

 

 

9 Settembre 2013                                         COORDINAMENTO RSU ALMAVIVA

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