Roma, 30 agosto 2012

 

Alle Segreterie Nazionali

Slc Cgil

Fistel Cisl

Uilcom Uil

Ugl Tlc

 

 

Cari Compagni e Amici

 

 

Ci rendiamo conto delle difficoltà e degli sforzi che implicano la fase che si sta affrontando nel paese.

Forse Almaviva Contact di Roma non è paragonabile ai casi Ilva, Alcoa o Fiat, i numeri sono minori e l’impatto sui territori è probabilmente inferiore.

Questo però non può sottrarci dal rispondere ad una arroganza che, anche in Almaviva, non aveva precedenti.

Le procedure avviate per la Cassaintegrazione Straordinaria sull’unità produttiva di Roma in particolare sul sito di Via Lamaro (sede storica di Atesia) è priva di ogni fondamento giuridico e produttivo.

È sufficiente leggere il bilancio del 2011  per rendersi conto della irrilevanza che ha la questione territoriale con il sistema produttivo aziendale.

 

Ci si accusa di aver prodotto 5 milioni di euro di perdite nel 2011, sarebbe noi interessante chiedere la collocazione delle perdite su tutta Italia, anche perché si dovrebbero giustificare i restanti 109 milioni di euro persi nell’anno.

“L’esercizio 2011 si è concluso con un risultato netto negativo di Keuro 114. “H Utile (perdita) dell’esercizio (114)”

tratto dal bilancio 2011 di  Almaviva c

 

La procedura, come anche voi avete rilevato, è stata aperta senza che vi sia una perdita reale di commessa, ma semplicemente per l’idea che si possa considerare il lavoro una merce spostabile da un sito all’altro per il capriccio di qualcuno.

 

Tra le righe di quanto l’Unione Industriali vi scrive, speriamo che ci sia almeno un po’ di imbarazzo da parte loro, si legge che lo spostamento delle commesse ed il conseguente esubero di 652 persone su Roma avviene per una bassa qualità del prodotto e per un costo del lavoro elevato.

Il tutto è esaltato dal fatto che in altre zone d’Italia, come spesso avviene per Tripi, grazie ad Accordi che abbassano l’onerosità del lavoro e per finanziamenti pubblici (407/90 come in passato 388/2000) si assume personale. Non è difficile comprendere che il punto essenziale è abbassare il costo del lavoro con ogni mezzo, e quello più semplice è sostituire la vecchia manodopera più costosa e ben spremuta con nuovo personale fresco e con salari/diritti inferiori.

Oltretutto in un quadro dove mai l’azienda ha puntato alla qualità e alla formazione professionale, ci piacerebbe che si iniziasse, come sarebbe doveroso in un mercato in evoluzione per la crisi e per le novità tecnologiche, a puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità ma questo non ci sembra in linea con quanto Amministratore Delegato e Presidente fanno.

 

A tal proposito, anche se riteniamo che lo sappiate essendo scritto nel bilancio 2011, ve lo ripetiamo perché è un dato fondamentale, l’anzianità media dei lavoratori in Almaviva Contact è di 4,5 anni.

 

Roma, in questo quadro usa e getta, è una splendida eccezione, elemento che implica scatti di anzianità, maggiori diritti, maggiore consapevolezza, aumento delle malattie, minore sudditanza, tutti elementi che alla catena di montaggio non sono accettabili.

 

Non possiamo dimenticare il percorso di stabilizzazione su Atesia di 2200 lavoratori, non può essere cancellato con un atto di arroganza come è quello dei licenziamenti. Ricordiamo a tutti, per prima all’azienda, il sacrificio, l’impegno che tutti abbiamo affrontato per arrivare ad una mediazione sostenibile, per arrivare ad una condizione di normalità dopo anni di precarietà e di scontri sul sito di Roma. Per noi la determinazione aziendale è atto di assoluta irresponsabilità, una cancellazione di quanto, anche davanti allo Stato e alla collettività, Almaviva si era impegnata a fare nei confronti di migliaia di lavoratori che avevano rinunciato a qualcosa pur di avere garantito il posto di lavoro. Ci rendiamo conto di affrontare questioni etiche ma quando si costituisce, con i propri atti, un problema sociale questo va denunciato con chiarezza e pubblicamente.

 

Concludendo arriviamo al punto, non si può derubricare il licenziamento di 650 persone ad un problema romano, soprattutto per i temi che abbiamo fin qui illustrato, per questo vi chiediamo di essere promotori di un’azione nazionale di gruppo nel più breve periodo possibile.

I tempi sono brevi e rischiamo di trovarci con forza lavoro espulsa dall’azienda senza più la possibilità di una reazione efficace se non quella legale.

 

Sappiamo che un’azione del genere implicherà sforzi rilevanti, da parte nostra invieremo una lettera alle Rsu Almaviva Contact e Finsiel congiuntamente ai lavoratori delle altre sedi.

 

Cordiali Saluti,

 

Rsu Almaviva Contact Roma

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