Landini – La Fiom non accetta i diktat del Lingotto

Scioperi, cause legali e poi tutti a Roma

di Loris Campetti

 

Tutto sommato c’è una logica nelle scelte Fiat: dato che dal 1° gennaio la Fiom non potrà più svolgere attività sindacale a Pomigliano e che i lavoratori non potranno scegliere i propri rappresentanti, né potrà la Fiom nominarne, che senso avrebbe assumere nella Nuova Fabbrica che costruisce la Nuova Panda operai iscritti alla Fiom? Infatti neppure uno ne hanno assunto, i dirigenti che rispondono agli ordini di Marchionne. È una questione che riguarda solo la Fiom? E riguarda solo il sindacato di Landini la cancellazione del diritto di sciopero nel contratto aziendale separato chemanda in pensione il contratto nazionale? Se lo chiedono i metalmeccanici della Cgil, che avanzano un’ipotesi: in gioco, con il futuro e i diritti di un’organizzazione, sia pure maggioritaria, c’è la democrazia nel lavoro e nel paese. Il governo Monti ha qualcosa da dire, mostrerà una qualche discontinuità rispetto alla subalternità alla Fiat di Berlusconi?

Ieri il segretario generale della Fiom Maurizio Landini e il responsabile nazionale auto Giorgio Airaudo hanno illustrato alla stampa l’accordo che loro non hanno firmato e che rappresenta uno spartiacque nella storia delle relazioni sindacali in Italia. Marchionne ripete che l’unica condizione per investire in Italia è accettare passivamente la sua filosofia, come hanno fatto Fim, Uilm, Fismic, Ugil e la neocreata Associazione capi e quadri. Effettivamente la Fiat ha investito 800 milinioni nello stabilimento campano, peccato siano gli unici contro i 20 miliardi promessi per l’Italia. Ora che agli operai sono state ridotte le pause da 40 a 30 minuti, ora che saranno costretti a fare fino a 120 ore di straordinario, ora che vedranno spostata a fine turno la pausa mensa per non rallentare la catena di montaggio, ora che la Fiom sarà fermata ai cancelli, finalmente i marchi dell’azienda risaliranno dal precipizio in cui sono sprofondati? In Europa la Fiat ha perso un altro punto in percentuale toccando il suo minimo storico di presenza sui mercati. Per colpa degli operai o della mancanza dei modelli?

Landini e Airaudo hanno ricordato che con l’accordo separato di Torino si estende a tutti gli 86 mila dipendenti della Fiat il modello di Pomigliano e Mirafiori, dove in qualche modo, sia pure sotto un ricatto odioso, i lavoratori hanno potuto (dovuto) votare. Tutti gli altri invece saranno costretti, secondo ciò che i sindacati di comodo hanno firmato, a subire la cancellazione del contratto nazionale e le nuove regole padronali. Solo le Rsu dei sindacati firmatari potranno esprimere il loro parere: figuriamoci che suspence. E dire che esiste anche una sentenza emessa a Torino di condanna alla Fiat per atteggiamento antisindacale. E quello legale sarà uno dei due fronti di battaglia della Fiom. Il secondo sarà quello classico, della mobilitazione e dello sciopero. Assemblee in tutti gli stabilimenti, un pacchetto di ore di lotta, per arrivare, l’11 febbraio, a una grande manifestazione di tutti i metalmeccanici.

Un’altra precisazione riguarda il tanto decantato aumento salariale: secondo i calcoli fatti dalla Fiom su un operaio di terzo livello alla catena, l’aumento lordo l’anno sarà di 20 euro, per guadagnare di più bisognerà lavorare di più, di notte e con gli straordinari. Il premio di risultato di 600 euro annui, infine, è legato alla presenza, per cui gli operai dovranno correre sulla linea anche con la febbre per non perdere soldi. Mentre Monti decide di allungare di anni il lavoro alla catena di montaggio prima di accedere alla pensione, Marchionne e i suoi soci in azienda e altrove decidono di farli faticare di più, peggio e con meno diritti. Per questo, dice Landini, nelle iniziative di lotta le parole d’ordine sono due: contro le manovre del governo e della Fiat e per la riconquista del contratto nazionale. La Fiom ha già presentato la sua piattaforma.

Si potrebbe pensare: meno male che queste porcherie riguardano soltanto la Fiat. Sarebbe un pensiero sbagliato, dato che Federmeccanica, da cui la Fiat se ne è andata, ha fatto sapere ai suoi associati e per conoscenza ai sindacati che dal 1° gennaio la Fiom non è più firmataria del contratto nazionale (quello separato del 2009) mentre quello unitario del 2008 è scaduto. Chiaro il messaggio?

 

il manifesto – 17 dicembre 2011

 

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