I COMITATI Ad Aprilia e Latina i «pionieri» delle proteste contro le privatizzazioni, «di destra e di sinistra»
«La nostra resistenza va al voto»

Andrea Palladino

Aprilia e la provincia di Latina sono divenute il simbolo della lunga battaglia per l’acqua pubblica. Terra dove i rubinetti sono controllati dal 2003 dal colosso francese Veolia, che si è trovata davanti una resistenza popolare inaspettata. Solo nella città di Aprilia sono settemila le famiglie che da cinque anni contestano la gestione della multinazionale parigina, continuando – testardamente – a pagare le bollette al Comune. Un anno fa il consiglio comunale ha presentato il conto ai privatizzatori, chiedendo ufficialmente di lasciare la gestione. Una vertenza il cui successo legale è appeso in buona parte all’esito dei referendum. Nella pianura pontina – zona tradizionalmente governata dal centrodestra – i comitati per l’acqua pubblica hanno iniziato a comprendere il meccanismo delle privatizzazioni molti anni fa. Roberto Lessio è un agricoltore specializzato in coltivazioni biologiche. Da anni è uno dei punti di riferimento dei comitati locali e insieme con Alberto De Monaco, del comitato di Aprilia, ha passato anni interi studiando i contratti di Acqualatina, i bilanci, gli incroci societari, la fitta rete di interessi che si cela dietro le privatizzazioni.

Com’è iniziata la vostra ricerca per capire il funzionamento della gestione privata dell’acqua a Latina?
Lessio: Molti anni fa una persona che da anni seguiva le vicende della discarica di Borgo Montello mi fece leggere un articolo interessante. Parlava del primo arresto di Giuseppe Pisante, imprenditore del gruppo Acqua, e nella pagina c’era un trafiletto che raccontava come in Francia si erano finalmente decisi a varare la legislazione che impediva alle multinazionali francesi di mettere in bilancio le tangenti che pagavano. Da quel momento iniziai a interessarmi della vicenda, degli incroci che si stavano sviluppando tra le società italiane e quelle francesi per la gestione dei servizi ambientali in Italia. Poi è scoppiato il caso Aprilia, e ancora ricordo la prima manifestazione in quella città, con la piazza piena di cittadini.

Chi sono i padroni dell’acqua in Italia?
Lessio: È un cartello a doppia faccia, con due colori. C’è quello rosso, la Toscana, dove l’acqua è gestita dalla società più aggressiva, la romana Acea, attraverso l’accordo con Suez, anche se oggi con l’arrivo di Alemanno sta privilegiando il rapporto con Caltagirone. Questo cartello rosso si è dovuto fermare in Puglia, dove Vendola è riuscito a fermare le mire sull’Acquedotto Pugliese. C’è poi il cartello dell’altra parte, quello che guarda alle compagnie francesi e che predilige i rapporti con il centrodestra, ed è ben rappresentato a Latina.

Alberto, il volto di questo cartello lo vivi ogni giorno con le famiglie di Aprilia che contestano la gestione di Acqualatina. Quali sono le conseguenze di questo modello industriale che i referendum vogliono abrogare?
De Monaco: La storia dell’acqua privata può essere raccontata come una vicenda in cui qualcuno, che è il padrone di una cosa per te essenziale, prende te, cittadino, letteralmente per il collo. Ti scontri con la forza che viene dalle banche d’affari, dai grandi gruppi economici che si presentano con contratti blindati, ancorché illeciti. Non guardano in faccia nessuno, vanno avanti come un carro armato. E sai che per fermarlo devi fare una fatica enorme, andando davanti ai tribunali, convincendo non solo le persone a resistere, ma i rappresentanti politici e gli amministratori, facendogli capire le conseguenze di certe scelte.

Qual è stato il momento peggiore nella storia del comitato di Aprilia?
De Monaco: Quando vedevamo i vigilantes armati che bussavano alle porte delle persone per staccare l’acqua. È stato il momento più brutto, perché arrivò alla fine di un lungo percorso legale che ci aveva visto vincere in Tribunale, con la dichiarazione della vessatorietà della clausola del contratto che prevede il distacco per morosità dopo due bollette non pagate. Sono metodi che continuano anche oggi a usare. Questo per me fu un metodo violento dal punto di vista psicologico, il peggiore che puoi utilizzare su una persona.

La vittoria dei Si ai referendum potrà fermare le pattuglie mandate a tagliare l’acqua ai cittadini di Aprilia?
De Monaco: Anche se noi siamo stati già privatizzati, la vittoria dei referendum potrà rappresentare uno scatto morale fondamentale. Tutti i cittadini dovranno dire con chiarezza che non è accettabile che chi ha la forza finanziaria deve guadagnare sempre di più su un bene che per noi è ancestrale. Gli sponsor delle privatizzazioni dicono che in realtà l’acqua non è mai stata privatizzata: ma quando tu mi chiudi il contatore, mi togli il servizio oppure non arriva più l’acqua? Parlare della privatizzazione dell’acqua è esattamente questo.

il manifesto – 9 giugno 2011

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