FRANCIA Dopo 25 anni l’acqua è tornata pubblica
La comune di Parigi ora costa meno

Anna Maria Merlo

La Francia, paese d’origine delle grandi multinazionali dell’acqua Veolia e Suez, ha già una lunga esperienza di battaglia tra acqua privata e acqua pubblica. Una storia che può essere istruttiva alla vigilia dei referendum italiani.

Danielle Mitterrand, la vedova dell’ex presidente, da anni impegnata a favore dell’acqua pubblica, qualche tempo fa ha presentato un appello ai sindaci francesi: «L’opacità delle imprese di distribuzione dell’acqua va di pari passo con la loro mancanza di interesse per la gestione di un bene comune». I due giganti Veolia e Suez sono sospettati di intese oligopolistiche, a spese dei cittadini. E non solo in Francia: la Bolivia e l’Argentina hanno denunciato i contratti che li legavano a Suez. Le multinazionali si difendono e attaccano: per il 2012 hanno organizzato un Forum mondiale dell’acqua, che si terrà a Marsiglia, un’operazione gigante di comunicazione, mentre nel frattempo denunciano (anche in tribunale) chi svela i loro trucchi e la loro avidità (Suez ha sporto denuncia contro il documentario Water Makes Money, che accusa la multinazionale di «mungere» gli utilizzatori).

Dal 2004, 300 comuni francesi dove l’acqua era gestita dai privati sono tornati alle municipalizzate. Tra queste città, c’è anche Parigi: il sindaco socialista Bertrand Delanoë ha affidato a un operatore pubblico la gestione del servizio idrico nella capitale, dalla produzione alla distribuzione, che dal 1984 era stata delegata a due privati (Veolia nella rive droite e Suez nella rive gauche). Il risultato è un prezzo del metro cubo d’acqua meno caro che altrove (2,93 euro), con sprechi molto ridotti (il 96,5% dell’acqua potabile che circola nella rete è consumata dagli abitanti e non si perde per strada, le società private che hanno gestito fino a più di un anno fa la distribuzione si attribuiscono questa performance).

Ma l’acqua è un «business» che Veolia e Suez non intendono perdere. Così, il mercato dell’est parigino – tra i più grandi d’Europa, 144 comuni della banlieue, con 4 milioni di abitanti – non ha potuto essere rimunicipalizzato, come avevano promesso i partiti di sinistra (che esprimono ancora molti sindaci in questa ex cintura rossa). Grazie alle manovre del sindaco di Issy-les-Moulineaux, André Santini (un centrista), presidente del Setif (Sindacato dell’acqua dell’Ile-de-France), la produzione e la distribuzione dell’acqua è rimasta saldamente nelle mani di Veolia, peraltro sospettata (da un’inchiesta del 2008 di un’organizzazione di difesa dei consumatori), di aver sovrafatturato agli utenti 90 milioni di euro senza giustificazione. I comuni ribelli, che si erano riuniti per tentare la strada del ritorno alla gestione pubblica, sono tornati all’ovile. Santini li aveva minacciati di chiudere i rubinetti. In questa zona, l’acqua è il 50% più cara che a Parigi, malgrado Santini si vanti di aver ottenuto un ribasso del 20% delle bollette da Veolia.

In effetti, il movimento di rimunicipalizzazione dell’acqua riguarda soprattutto i piccoli centri. A parte l’eccezione di Parigi, di Grenoble e di una parte dell’agglomerazione di Rouen, anche se solo il 13% degli enti locali francesi hanno delegato ai privati la distribuzione dell’acqua (2000 su 15.500), nei fatti i privati distribuiscono il 75% dell’acqua potabile nel paese. La guerra diventa sempre più calda, perché si avvicina la scadenza di importanti contratti, che potrebbero non venire riconfermati: Lille e Nancy nel 2015, Marsiglia nel 2013 (qui l’acqua gestita da una filiale comune Suez-Veolia, costa il 56% più cara della media). Nei grossi comuni che non hanno scelto la rimunicipalizzazione, la strada intrapresa è stata quella di chiedere un ribasso delle bollette ai distributori privati e la restituzione di parte dei fondi versati dalle città per la manutenzione della rete, troppo spesso intascati dalle multinazionali senza poi aver realizzato i lavori. Così, Gérard Collomb, sindaco socialista di Lione, ha negoziato un ribasso del 9% delle bollette, a Bordeaux la comunità urbana dopo aver accusato Suez di «superprofitti» ha ottenuto che la concessionaria investisse 230 milioni nella manutenzione della rete. Saint-Etienne ha ottenuto da Suez un ribasso del 24% delle bollette. Il sindaco socialista della cittadina di Anglet (Pirenei orientali) ha battuto il record, ottenendo da Suez un ribasso del 61% sul prezzo del metro cubo e del 20% sull’abbonamento. A Parigi, Delanoë, non solo ha rimunicipalizzato, ma si è fatto anche restituire 150 milioni di euro da Suez e Veolia. A Tolosa, è stata Veolia a proporre spontaneamente una riduzione del 25% del prezzo dell’acqua.

il manifesto – 9 giugno 2011

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