L’azienda verde che ha sconfitto la crisi

IL CASO

di Ester Crea

Ma chi l’ha detto che la responsabilità sociale, in tempi di crisi, sia un lusso che poche aziende possono permettersi? Anzi, sono sempre di più le imprese italiane che utilizzano l’attenzione ai temi dell’ambiente e del sociale proprio come antidoto alla crisi. La responsabilità sociale, insomma, sempre più viene vista come una leva competitiva con effetti positivi in termini di produttività, ottimizzazione dei rapporti con gli stakeholder e reputazione dell’impresa. Una visione del sistema economico da cui deriva una ricchezza sociale, ambientale e culturale che rende indicatori come il Pil inadatti a valutare da soli la prosperità di un sistema sociale complesso.

Tuttavia, considerare la Rsi come un impegno che si ferma all’organizzazione aziendale può rivelarsi riduttivo, finendo col mancare l’obiettivo più ambizioso: quello cioè di passare dall’impresa all’individuo, modificandone le abitudini. Insomma provare a cambiare il mondo agendo dall’interno della fabbrica.

Quale senso più alto si può trovare nell’agire sindacale? Ad Almaviva c’è chi ne sa qualcosa. Parliamo di Ettore Torreggiani, Francesca Grossi, Caterina Piermarocchi, Marco Onorati e Maurizio Assogna, cinque Rsu Fim, Fiom e Uilm che, alle prese col problema di reperire le risorse necessarie per sbloccare la trattativa sul premio di risultato, si sono inventati una “soluzione verde”. E ha funzionato.

La novità sta nel fatto che accanto agli indicatori tradizionali legati alla redditività, alla produttività, all’efficienza e alla qualità, l’accordo prevede che il 25% del premio sia legato alla sostenibilità ambientale: dal risparmio energetico alla raccolta differenziata. A ciascun lavoratore è stato fornito un decalogo comportamentale che consente di misurare ‘la sostenibilità’ dei propri comportamenti individuali (ad esempio, l’uso dell’ascensore o del climatizzatore). A monitorare i risultati ci pensa il Green Team, una commissione paritetica in grado di intervenire con suggerimenti e correttivi utili al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Mentre della campagna informativa si è occupato il gruppo comunicazione al quale si deve la realizzazione di opuscoli, manifesti e volantini contrassegnati da Supergreen, il grillo-mascotte diventato il logo di tutta la campagna. Non solo, l’accordo prevede anche che l’azienda sviluppi software finalizzati al risparmio energetico. Ad esempio, nell’ambito dei call center, è stato messo a punto un sistema in grado di spegnere automaticamente le postazioni non utilizzate dagli operatori dopo ogni cambio-turno. Un’attività che, peraltro, si sta traducendo in un business aggiuntivo per l’azienda, con la creazione della piattaforma Sem (Smart Energy Management) che consente di monitorare i consumi energetici in tempo reale all’interno di un intero edificio o nelle diverse sezioni dello stesso.

“Siamo stati fortunati – racconta Maurizio – perché avevamo dei contatti con Alberto Castagnola, un economista esperto di tematiche ambientali. Ne abbiamo parlato con lui. E ci ha suggerito di non limitarci esclusivamente al premio di risultato, cercando di fare un discorso globale sulla trasformazione in senso green di tutta l’azienda”. Una linea sposata e sostenuta con convinzione dalla Fim a tutti livelli. “Pensate, ad esempio, all’effetto che si potrebbe ottenere se si riuscisse ad applicare questo tipo di intervento sui grandi processi industriali o alla sensibilizzazione verso comportamenti più sostenibili che dall’azienda possono arrivare a modificare anche le abitudini dei lavoratori nell’ambito della loro vita privata”. E’ questo che Emilio Lonati (Fim nazionale) va sostenendo in tutte le sedi.

Qualcuno ci ha già pensato, tant’è che il Green Team di Almaviva Spa è già stato contattato per un progetto di riconversione nell’area di Porto Marghera. “Noi non saremmo in grado di elaborare progetti per altri – avverte Maurizio -, però potremmo dare una mano per sviluppare iniziative formative rivolte a delegati aziendali di altre imprese per promuovere la nascita di esperienze analoghe”.

Ma nei progetti di Maurizio, Caterina e i loro colleghi, c’è anche altro. “Noi – avverte Ettore – siamo unitari da sempre. Alla fine di questa chiacchierata possiamo sfidarti ad indovinare chi di noi è Fim, chi è Fiom o Uilm. Pensa che a pochi giorni dalla firma separata del contratto dei metalmeccanici, siamo stati ad un soffio dal riuscire ad organizzare un’assemblea unitaria con i tre segretari nazionali dei metalmeccanici”. Il fatto di non esserci riusciti e che nel frattempo i rapporti tra le tre federazioni siano anche peggiorati, non ferma la voglia di questo gruppetto di sindacalisti di base, un po’ visionari, di riprovarci. “Ci piacerebbe – spiega Maurizio – che all’interno del sindacato, unitariamente, si riuscisse a mettere in piedi un modello di Competence Center per sostenere così la nascita di progetti produttivi nell’ottica della green economy”. Insomma, anche la strada del dialogo interconfederale potrebbe giovarsi della scelta green. Del resto, da qualche parte occorrerà ripartire.

Conquiste del Lavoro – 15 ottobre 2010

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