Riconversione sindacale

Gianluca Carmosino

I lavoratori di Almaviva, gigante dell’informatica nazionale, hanno convinto l’azienda ad avviare progetti per il risparmio energetico, la raccolta differenziata, l’uso di fonti rinnovabili [Carta 42/09]

Se in una qualsiasi azienda di diciassettemila dipendenti si apre una fessura di politica industriale «altra» è molto probabile che avvenga a partire da qualche progetto di risparmio energetico. Ma se ad allargare quella fessura sono pezzi di sindacato è verosimile che ci siano i pressupposti per una profonda riconversione aziendale.

Un percorso di questo tipo è stato messo in piedi dalle Rappresentanze sindacali unitarie [Rsu] di Fiom, Fim e Uilm di Almaviva, gruppo industriale di informatica con 630 milioni di euro di fatturato che lavora, tra gli altri, per ministeri, banche, Ferrovie dello Stato e forze dell’ordine e ha trentanove sedi in tutta Italia [quella centrale è a Roma]. Insomma un colosso del mercato informatico nazionale di cui fa parte da un po’ di tempo anche l’ex Atesia, il cui mega call center è stato al centro di una storica battaglia, parzialmente vinta due anni fa, contro la precarietà, e ampiamente raccontata da Carta.

Quando il gruppo di lavoratori, sul finire de 2008, comincia a raccogliere idee e a studiare progetti di riconversione ecologica dell’azienda, la trattativa per il rinnovo del contratto aziendale è, da circa un anno, in stallo. Il punto di partenza per la Rsu è favorire la diffusione di comportamenti di sostenibilità, dell’azienda ma anche dei singoli dipendenti, che si traducano in risparmio energetico e quindi in risparmio economico. «Un’azienda completamente ecocompatibile non esiste – dice Marco Onorati della Rsu – ma scegliere una strada che conduce a una sostenbilità vera è una possibilità alla portata di tutte le imprese».

Le idee, poco a poco, prendono forma: ricorso a fonti alternative, raccolta differenziata dei rifiuti [che significa anche riduzione delle tasse per lo smaltimento], adeguamento degli impianti, nuovi modelli di comportamento individuale e persino interventi innovativi su produzione e offerta commerciale. Uno degli esempi di impresa ecologica più studiato, raccontato dall’associazione Paea in «La fabbrica a emissioni zero», è il caso della Solvis, fabbrica di pannelli solari tedesca costruita con standard di «casa passiva» [il cui ottimo isolamento termico e l’applicazione di impianti a basso consumo, cioè, consentono allo stabilimento di essere alimentato completamente con fonti energetiche rinnovabili], diventata, grazie alla responsabilità condivisa dai lavoratori e al metodo della cogestione, la più grande fabbrica europea a emissioni zero.

Le scintille che trasformano quelle idee dei lavoratori in progetti sono due: il paziente lavoro di ricerca avviato dalla Rsu, che si rivolge per un sostegno alla Città dell’Altra Economia e a Carta [ma valorizza anche i risultati di un importante convegno promosso da Cgil e Legambiente in maggio a proposito di economia verde], e il piano che l’azienda ha cominciato ad abbozzare per il risparmio energetico. Quando quelli della Rsu si presentano ai dirigenti con un progetto articolato e ambizioso vengono ascoltati. Passano un paio di mesi, siamo a maggio 2009: accade quello che molti speravano ma pochi pensavano fosse possibile, l’azienda accoglie la proposta della Rsu e decide di costituire un «Green team», mettendo insieme lavoratori e dirigenti.

Il progetto rielaborato dal nuovo gruppo di studio, che prevede investimenti minimi e dunque immediatamente applicabili, mette in calendario numerosi interventi: nasce un laboratorio di ricerca permanente, viene potenziata la raccolta differenziata [carta, plastica, toner, pile scariche], viene aggiornato il codice etico aziendale; presso la sede romana dello Scalo Prenestino presto si produrrà energia da un impianto fotovoltaico. E ancora: vengono diffusi i nuovi impianti di distribuzione dell’acqua che consentono di eliminare completamente l’uso delle bottiglie di plastica, cioè 250 mila bottiglie l’anno in meno, mentre la rassegna quotidiana pubblicata nel sito dell’azienda, ha uno spazio permanente dedicato alle tecnologie per il risparmio energetico. Infine, con grande orgoglio dei lavoratori, viene progettato, realizzato e installato nella sede di Roma di Casal Boccone il sistema informatico di monitoraggio dei consumi energetici «Smart energy managment» [Sem].

La sede principale di Almaviva, da circa un mese, comincia a riempirsi di poster e volantini sulle pratiche ecologiche da applicare in ufficio, con le quali si suggerisce una gestione diversa dell’impianto di riscaldamento e climatizzazione, ma anche del consumo di acqua e di carta, con un impatto complessivo importante, considerando che non siamo di fronte a un’azienda piccola. Il cruscotto del monitoraggio energetico Sem è il fiore all’occhiello di questo progetto, diventato in poco tempo operativo nello stabilimento principale: si tratta di un prodotto software collegato a ottanta sensori che controlla [ed è in grado di intervenire in tempo reale], i consumi di energia elettrica, acqua, gas; a ogni intervento viene segnalato il numero di emissioni di CO2 ridotte. Ma è il progetto complessivo a convincere i dirigenti dell’impresa: il mese scorso, l’amministratore delegato ha comunicato a tutto il gruppo che Almaviva «si avvia diventare un’azienda green», insomma la proposta pensata un anno fa dalla Rsu sarà estesa a tutte le sedi.

Non è certo un caso se il 3 luglio viene anche concluso l’accordo per il contratto integrativo aziendale, approvato con un referendum dall’83 per cento dei lavoratori. L’accordo comprende un premio di risultato del 25 per cento legato ai progetti per l’efficienza e il risparmio energetico avviati. «Per tentare la strada che abbiamo imboccato non è necessario trovarsi in un’azienda stabile, florida, senza problemi sindacali – commenta Marco Onorati – Il nostro lavoro di studio è iniziato dopo un periodo di cassa integrazione, con la trattativa interna bloccata e alcuni problemi sindacali aperti. Anche adesso che la trattativa si è conclusa e il progetto è stato avviato, molti problemi restano. Insomma, direi che il nostro è stato un tentativo di affrontare l’emergenza guardando ‘oltre’ e accettando il rischio di esplorare territori sconosciuti ai sindacati, senza alcuna garanzia che questo ci avrebbe portato a un risultato concreto. Oggi possiamo dire che, oltre ai primi risultati ottenuti, questo lavoro è servito anche a migliorare la relazione tra sindacato e azienda».

Ma la più grande scommessa, dicono oggi quelli della Rsu, non è stata ancora vinta: il vero obiettivo resta orientare la produzione informatica complessiva di Almaviva in senso ambientale. Il sistema di monitoraggio e controllo dei consumi negli edifici Sem è soltanto il primo passo.

CARTA – 27 novembre 2009

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