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L’articolo 178 della finanziaria presentata dall’attuale governo Prodi, intitolato “misure per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro”, vorrebbe regolamentare le forme dell’occupazione. In questo articolo al primo comma si invitano i committenti datori di lavoro a stipulare accordi aziendali con le organizzazioni sindacali entro e non oltre il 30 aprile 2007 per promuovere la stabilizzazione mediante il ricorso a contratti di lavoro subordinato o  attraverso il corretto utilizzo dei contratti di collaborazione anche a progetto. Facendo un’analisi delle tipologie contrattuali della legge 30 sappiamo che molte di esse possono essere di tipo subordinato, ma sappiamo anche che queste non garantiscono la stabilizzazione visto che come nel caso del contratto di inserimento o del contratto di apprendistato, che sono a termine, il lavoratore non ha la garanzia del rinnovo contrattuale, e quindi è soggetto ad estrema ricattabilità. Ne è un esempio eclatante il caso Telecontact in cui i lavoratori inquadrati con contratti di apprendistato sono stati “invitati“ ad andare a lavorare anche durante il loro giorno libero e senza alcun compenso, con il ricatto del mancato rinnovo.

E’ chiaro che l’unico contratto che possa realmente stabilizzare i lavoratori è il contratto a tempo indeterminato.

Inoltre la data del 30 aprile ci appare quantomeno inappropriata visto che nel luglio scorso il Ministero del Lavoro ha emanato una circolare che invitava i call-center a regolamentare i contratti di lavoro co.co.co. e a progetto entro il 1 gennaio 2007. Siamo quindi di fronte all’ennesimo slittamento degli impegni presi dal Governo a vantaggio delle imprese e a danno dei lavoratori. 

Al comma 2, si fa espresso riferimento alla firma di atti di conciliazione come conseguenza diretta della presunta stabilizzazione degli accordi tra aziende e sindacati. Il verbale di conciliazione consiste nella rinuncia da parte del lavoratore ai suoi diritti pregressi come ad esempio la differenza di stipendio percepito, tredicesima, quattordicesima, ferie non godute, permessi,malattie non retribuite ecc.

Il comma 4 fa ancora riferimento agli atti di conciliazione: la validità dell’atto è condizionata, per il datore di lavoro, al versamento, ai fini previdenziali, di una somma pari alla metà dei contributi per i periodi di validità dei contratti di collaborazione. Ma già al comma 5 si apprende che il datore di lavoro deposita presso l’INPS una somma pari ad un terzo del totale dovuto ed è autorizzato a provvedere, per la parte restante, in 36 rate mensili. Facciamo un esempio concreto: se il datore di lavoro deve versare 100, pagherà 50, ma di questo 50 solo un terzo arriverà subito nelle casse dell’INPS. I restanti due terzi saranno versati in 36 comode rate mensili. Il restante 50 provvederanno a versarlo il Ministero del Lavoro e delle Previdenze Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Sempre nei limiti delle risorse finanziarie appositamente stanziate, di cui al comma 8 (300 milioni di euro previsti rispettivamente per il 2008 e per il 2009. Di conseguenza non è neanche detto che ci saranno abbastanza fondi per tutti).

Ci appaiono paradossali le indicazioni di questo articolo della finanziaria visto che gran parte della campagna elettorale di questo governo si basava sull’ abrogazione o quantomeno la modifica della legge 30 e invece si continua ad applicarla a tutto vantaggio delle aziende condonando tutto il pregresso tramite contributi dello stato e agevolazioni fiscali. Saremo noi contribuenti a sanare il debito contratto da questi signori che nell’arco di anni di truffe hanno accumulato tesori attraverso lo sfruttamento dei lavoratori. È anche paradossale la posizione del governo che ha fatto della lotta all’evasione fiscale uno dei suoi cavalli di battaglia mentre in questo caso pur avendo individuato chi per anni ha evaso i contributi previdenziali e l’assicurazione malattia non solo non lo punisce ma lo premia. È lo stesso governo che continua a promettere di non ricorrere a condoni che di fatto con un’abile manovra da’ un colpo di spugna per cancellare le nefandezze di tutta una classe imprenditoriale.

Nel comma 6, con nostro grande stupore, leggiamo: Il versamento della somma di cui al comma 4 comporta l’estinzione dei reati previsti da leggi speciali in materia di versamenti di contributi o premi e di imposte sui redditi, nonché di obbligazioni per sanzioni amministrative e per ogni altro onere accessorio connesso alla denuncia e il versamento dei contributi e dei premi, ivi comprese le disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali in materia di sgravi degli oneri sociali. per effetto degli atti di conciliazione, è precluso ogni accertamento di natura fiscale e contributiva per i pregressi periodi di lavoro prestato dai lavoratori interessati dalle trasformazioni di cui al presente articolo. Questo vuol dire che non solo questi imprenditori verranno graziati del pregresso, ma il lavoratore, a seguito della firma della conciliazione, rinuncia di fatto alla possibilità di poter far valere i propri diritti in ambito legale.

Infine il comma 7 è un chiaro riferimento alla situazione di Atesia:

L’accesso alla procedura di cui al presente articolo è consentita anche ai datori di lavoro che siano stati destinatari di provvedimenti amministrativi o giurisdizionali non definitivi concernenti la qualificazione del rapporto di lavoro”.

In poche parole le conclusioni dell’ Ispettorato del Lavoro, vengono vanificate a favore dell’ ing. Alberto Tripi, che potrà continuare nella sua politica di sfruttamento e precarizzazione.

Due anni di lotta, denuncie e centinaia di licenziamenti potrebbero essere annullate da questa finanziaria che altro non è se non un regalo a chi per anni ha solamente sfruttato la classe lavoratrice.

Ma noi non ci stiamo e continueremo la nostra lotta chiedendo conto a chi – sindacati confederali che già il 4 ottobre hanno siglato con Confindustria alla presenza del Ministro Damiano un accordo di applicazione dell’articolo 178 della legge finanziaria (lo applicano prima ancora che venga approvato in totale spregio delle prerogative del Parlamento, con vera arroganza), partiti della maggioranza parlamentare – vuole affossare la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori per concedere favori, condoni e amnistie a chi ha fatto dell’illegalità e dello sfruttamento la propria ragione “imprenditoriale”.

 

Collettivo Precariatesia

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