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UN SISTEMA SBAGLIATO, PERICOLOSO E ILLEGALE

 

“E’ solo infatti premiando, economicamente ed organizzativamente, i colleghi più bravi, ed allontanando i meno volenterosi e produttivi, che un’azienda può avere veramente successo. (…) La Direzione del personale, su mia indicazione, ha già predisposto, in questo senso, un nuovo sistema di valutazione che, in maniera semplice ma completa, metterà in condizione ogni collega che abbia una responsabilità gestionale, di valutare le proprie risorse due volte l’anno tramite un veloce applicativo su rete (…) Tutti coloro che nelle valutazioni semestrali saranno valutati costantemente in maniera non sufficiente dovranno essere inseriti in un percorso di uscita.”  (Marco Tripi all’Almaviva Day)

 

Ci sono o ci fanno? Questa è la prima domanda che viene in mente leggendo alcuni passaggi della relazione di Marco Tripi all’Almaviva Day. Dietro il probabile intento intimidatorio di quelle frasi c’è infatti una dose massiccia di approssimazione, superficialità e arroganza che non fa ben sperare per il futuro dell’azienda.

 

Il sistema di valutazione, che dovrebbe essere un metodo trasparente e oggettivo di verifica della crescita professionale e/o dei risultati, non ha mai rispettato queste caratteristiche.

 

Al contrario, il sistema è sempre stato condizionato da ambiguità e discrezionalità, in massima parte indotti dalla cattiva organizzazione e dalla imprecisa individuazione di ruoli e responsabilità. Si veda, come ultimo esempio, l’ipotesi prevista dalla ristrutturazione del Delivery prematuramente defunta, in cui la valutazione era delegata al responsabile di Practice e non al responsabile di Progetto, sotto la cui diretta responsabilità le persone si trovavano a svolgere la propria attività quotidiana.

 

La discrezionalità ha raggiunto il suo apice in occasione delle ultime valutazioni effettuate. In questo caso infatti è stata data indicazione ai valutatori (secondo quanto da loro stessi riferito) di “abbassare” i giudizi relativi a una notevole quantità di persone che hanno quindi  pagato per una scelta aziendale e non perché “meno volenterosi e produttivi”.

 

Questa, e non altra, è la realtà.

L’idea di utilizzare un nuovo sistema di valutazione per inserire le persone giudicate negativamente in un percorso di uscita è quindi un’idea sbagliata, pericolosa ed anche ILLEGALE. Quale sarebbe infatti il “percorso di uscita”? Forse il mobbing o la creazione di reparti confino? La legge italiana vieta tutto questo.

 

Per tutti questi motivi l’azienda deve sospendere la procedura di valutazione con il nuovo sistema.

 

GIOVEDI’ 30 NOVEMBRE SCIOPERO INTERA GIORNATA

e MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

ORE 10 CORTEO DA PIAZZA ESEDRA a PIAZZA BARBERINI

 

Roma, 28 novembre 2006                                                                  RSU Finsiel

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