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Dove stiamo andando ?

 

Con questo comunicato vogliamo dire ad Alberto Tripi & Co. che il piano industriale Almaviva, presentato prima dell’estate, è già fallito. E con la stessa schiettezza, altrimenti rischiamo di non capirci, chiediamo:

dove stiamo andando ?

 

Ricordiamo, per chi avesse la memoria corta, che il vecchio piano industriale si basava su quattro condizioni di base che prevedevano:

·        la continuità nelle attività per le Ferrovie;

·        la continuità nelle attività per il Ministero dell’Agricoltura,

·        lo sviluppo in linea con il piano di ristrutturazione per Banksiel;

·        la stabilità del quadro normativo del mercato del lavoro per le attività proprie di Cos-Atesia.

 

Di questi presupposti, cioè dei “fondamentali” del piano, i primi due sono passati da una sostanziale affidabilità alla più pericolosa incertezza e i secondi due sono morti e sepolti (Banksiel va chiaramente peggio delle pur prudenti previsioni e la situazione nel gruppo Cos-Atesia è sprofondata nel caos).

 

Se a ciò si aggiunge che le strategie mirate allo sviluppo dei nuovi mercati delle Piccole e Medie Imprese e della Pubblica Amministrazione Locale o sono in forte ritardo rispetto alle previsioni (attività legate all’accordo Finsiel-Microsoft-Unicredit) o sono in evidente difficoltà (nuova Italsiel, gare sul mercato PAL), il quadro generale è particolarmente preoccupante.

 

Qual è oggi il vero piano industriale del gruppo Finsiel ? Quali iniziative l’azienda intende mettere in atto per rispondere al mutato contesto e alle condizioni di crescente incertezza in cui si trova? Nell’incontro del 1 settembre la Direzione del Gruppo Finsiel-Almaviva non ha saputo o voluto rispondere a queste domande.

 

E per questo che Fim, Fiom e Uilm, insieme al coordinamento delle RSU del gruppo Finsiel, hanno chiesto la convocazione urgente di un tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico (ex Attività Produttive), affinché il tema delle prospettive del gruppo venga affrontato ai massimi livelli istituzionali. L’azienda si è detta disponibile a proseguire il confronto al Ministero.

 

Contemporaneamente però l’azienda ha dato il via a una serie di colloqui mirati all’uscita incentivata delle persone. Questa  pratica è già in voga in Banksiel da alcuni mesi, ha fatto aumentare la tensione e l’incertezza lavorativa quotidiana e intanto Banksiel va peggio di prima.

 

E’ evidente che non è con l’uscita incentivata di qualche decina di persone che si possono risolvere i problemi aziendali. Con questa iniziativa Tripi tenta di scaricare sui lavoratori i problemi generali (finanziari, di organizzazione produttiva, di presidio dei mercati) che fino ad ora non è stato capace di affrontare. Ma non è minacciando e colpendo i lavoratori che si supera l’incertezza strategica in cui ci troviamo.

 

L’iniziativa dei colloqui per gli esodi è grave e inopportuna, provoca un pericoloso aumento di tensione e di incertezza in azienda e apre la strada a un conflitto che non è positivo se si vuole che il tavolo istituzionale al Ministero possa essere utile e produttivo per tutti. Per tutte queste ragioni chiediamo con forza all’azienda di assumere atteggiamenti e comportamenti più responsabili e di bloccare tempestivamente l’iniziativa dei colloqui.

 

Roma, 11 settembre 2006                                                                                    RSU Finsiel

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