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AFFARI DI FAMIGLIA

 

Tiburtina, la prima pietra del Tecnopolo (Corriere della Sera27 giugno 2003).

Fanno un certo effetto, a chi lavora in Finsiel, gli articoli di giornale che raccontano il progetto, le infrastrutture, gli investimenti già realizzati (55 milioni di Euro) del Polo Tecnologico della Tiburtina.

 

Nel 2004 le prime 20 aziende si insedieranno nell’area di 265 mila metri quadrati; a regime le attività del Tecnopolo dovrebbero impegnare 6.000 addetti, più altrettanti nell’indotto.

 

Il Ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, “prevede che in questo lembo di Tiburtina Valley potrà sorgere un nucleo di aggregazione di un grande polo informatico nazionale misto pubblico-privato, costituito da aziende come Elsag, Finsiel, Engineering e Ibm” (Corriere della Sera).

 

Doppio errore, signor Ministro!

Infatti Telecom, padre-padrone di Finsiel, oltre a fare resistenza – nemmeno troppo passiva – rispetto all’ipotesi del polo informatico nazionale, ha anche deciso di abbandonare la zona della Tiburtina – da più di 15 anni riferimento geografico per gli insediamenti industriali della Finsiel – per trasferirsi in altre zone della città (e della campagna…).

 

La decisione di cambiare sede non è certo dovuta all’obiettivo di dare maggiore visibilità e prestigio alla Finsiel; lo stesso amministratore delegato, Nino Tronchetti Provera, nella intervista pubblicata su Finternet il 22 novembre 2002, additava a tutti l’esempio di Microsoft, la cui sede di Milano è decentrata e modesta.

 

Anche la valutazione del risparmio è stata grossolanamente “gonfiata” per coprire la ragione fondamentale del cambiamento di sede: i soldi dell’affitto devono andare in tasca a Telecom!

 

La scelta di cancellare l’autonomia (industriale) della Finsiel, subordinandola agli interessi (finanziari) di Telecom è grave e senza prospettiva.

 

I segnali di conferma di questa politica sono sotto gli occhi di tutti ma ce n’è uno che forse è più chiaro degli altri: nell’atto della decisione di cambiare sede i vertici Finsiel hanno fatto ricorso a una società esterna per una consulenza rispetto alle possibili future sedi da occupare. La parcella pagata per tale consulenza (che ha portato alla “brillante” soluzione di Via Rizzo + via di Valleranello + Castel Romano) sarebbe stata di circa 1 miliardo di vecchie lire, non poco in una fase dominata dall’imperativo di “tagliare i costi”.

Ci piacerebbe sapere se la società incaricata della consulenza sia davvero Pirelli Real Estate (la “ditta di famiglia” che si occupa della gestione immobiliare), se la ricerca di nuove sedi sia stata effettuata tra tutti gli immobili disponibili sul territorio romano (o solo su quelli di proprietà Telecom) e quali preziose e approfondite analisi abbiano giustificato una parcella così sostanziosa.

Roma, 8 luglio 2003                                                                                    RSU Finsiel

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